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testimonianze

TESTIMONIANZE
Vieni, andiamo al Club. Molto giusto secondo me, che sono un alcolista, che dal tunnel è uscito e si propone di non caderci più. Ogni volta che partecipo a un’Interclub, ricordo i miei primi giorni, le ricadute, i miei drammi procurati dall’alcol. Arrivati fino alla voglia di gesti estremi. Vorrei invitare chi come noi a dare un posto importante al Club, perché il Club è difesa contro questa nostra debolezza. Come hanno detto persone molto più brave di me è giusto unirci tra famiglie per essere più forti contro una dipendenza oscura che ha messo a rischio la serenità di tutti, compreso chi vive il dramma da solo, senza una famiglia che gli possa dire hai sbagliato, ma sei ancora in tempo a recuperare con noi. Per costoro la famiglia dobbiamo essere noi; si dice che ognuno una famiglia la può trovare, ma questo è molto difficile, e lo voglio testimoniare personalmente, perché prima ho trovato il Club che mi ha dato quel poco di famiglia che non avevo più, e poi ho ritrovato la mia.
Grazie a tutti.
ARMANDO – C.A.T. 80 – BORGO SAN DALMAZZO.

Cari Amici,
Il 26 marzo, per la prima volta, entravo in questa stanza molto poco convinto di aver fatto bene ad accettare la proposta di aderire al vostro gruppo. Oggi scrivo il primo verbale con tutto un altro spirito, ben convinto che il C.A.T. è un ottimo strumento per combattere il comune nemico: l’alcol.
Mercoledì scorso la riunione è stata aperta dal nostro operatore Nazzareno che ci ha informati sugli sviluppi della situazione dell’amica Piera, che, personalmente ho incontrato tre volte soltanto, ma di cui abbiamo tutti capito il profondo disagio morale e la sofferenza fisica.
Tutto il gruppo ha cercato di incoraggiarla e va dato atto a Nazzareno di essersi personalmente impegnato per avviare una soluzione.
Ci auguriamo che Piera e i suoi familiari sappiano prendere le giuste decisioni.
Buone notizie ci sono state date per Ada che sta recuperando serenità presso la figlia. Ci auguriamo di vederla presto.
Accanto a Nazzareno siedono Pietro e Piero. Li accomuno nel verbale perché i tre sono punti di riferimento per tutti noi. Valli a chiamare alcolisti in trattamento!!! Loro hanno più di un decennio di astinenza e, grazie a questa, grande esperienza sanno darci tutte le volte preziosi consigli ed incoraggiamenti. Sono la dimostrazione pratica dell’efficacia del metodo C.A.T.
Dobbiamo ricordarci di ringraziarli con i loro familiari per l’impegno di spirito e di servizio.
L’amico Giovanni lamenta il persistere di alcuni malanni, ma ci dice con serenità che il problema alcol è sotto controllo.
Renato ci ha messi un po’ in apprensione quando ci ha scherzosamente parlato di un bar visto lungo la strada. Fortunatamente lo aveva solo visto e la tentazione è stata prontamente cacciata. Quante volte ci è stato detto che un attimo di debolezza può rovinare tutto!!!
Dobbiamo sempre aver presente questo problema.
Michele si è ben ristabilito dall’intervento chirurgico e ci informa che sul problema alcol tutto va bene. Ho letto un suo simpaticissimo verbale ed uno di suo figlio che deve essere una persona in gamba, in grado di dargli un forte aiuto come sanno fare per noi i nostri coniugi o gli altri accompagnatori che ci sono di stimolo e di incoraggiamento.
Liliana ha una qualità in più di noi che diciamo che tutto va bene e basta. Lei dice di essere contenta e felice della decisione a suo tempo presa.
Lo conferma e lo ribadisce molto simpaticamente e con ragione. Il suo ottimismo è contagioso e ci è di grande stimolo.
Anche il sottoscritto è sotto controllo.
Domani compio 100 giorni di astinenza e spero proprio di continuare.
A tutti un caloroso augurio.
BEPPE – C.A.T. 12 – RACCONIGI.

Come prima cosa vorrei salutarvi, e ringraziare l’Associazione A.R.C.A.T. Piemonte e in particolar modo il C.A.T. 260 di Caluso e il loro personale responsabile, per avermi incoraggiato e sostenuto in questo mio percorso di allontanamento dalla sostanza, per avermi insegnato che possono esserci divertimento e amicizia “veri” senza il bisogno di ricorrere all’uso di agenti esterni da noi, e per avermi mostrato che al mondo esistono ancora persone di animo gentile, disposte ad aiutare il prossimo senza secondi fini.
All’inizio di questo viaggio ero titubante verso la meta da raggiungere, avevo timore di come l’avrei affrontato e di come avrei potuto reagire in caso di fallimento; questo perché non riuscivo a credere ancora totalmente in me e nelle mie forze e quindi non capivo perché persone, fino ad allora estranee, fossero disposte ad aiutarmi.
Col passare del tempo ho iniziato a conoscere le persone che si adoperano nell’Associazione, li vedevo supportarmi in modo trasparente, e grazie a questo ho recuperato la fiducia in me stesso e nelle mie potenzialità, la stessa fiducia che anni prima avevo perso.
Il cammino non è stato semplice, ho avuto mille paure, incertezze e dubbi, avevo il terrore che alla prima difficoltà sarei corso a rifugiarmi nella sostanza.
Ma così non è stato, ho lottato contro la tentazione e contro chi voleva scoraggiarmi e ora son qui, sobrio e lucido da più di un anno, con una grandissima forza interiore che mi spinge a fare progetti e impegnarmi per costruirmi un futuro migliore, quel futuro che fino a poco tempo fa non pensavo di meritarmi.
Grazie.
GIOVANNI – C.A.T. 260 – CALUSO.

Ciao a tutti! Sono Laura, la figlia di Liliana.
Questa settimana Nazzareno ha assegnato a me il compito di scrivere il verbale e sono molto felice di farlo.
Mercoledì scorso ho accompagnato mia mamma alla riunione del C.A.T. e, mentre venivo a casa sono arrivata ad una conclusione che molto brevemente vi voglio raccontare:
quando mia mamma ha cominciato ad avere il problema dell’alcol, pensavo di essere la sola al mondo a dover affrontare un problema così grande, invece poi con il passare del tempo mi sono accorta che è un problema che riguarda moltissime famiglie ed è per questo che penso che il problema dell’alcol non va affrontato da soli, ma facendosi aiutare da gente come voi, amici del C.A.T.
Sovente mia mamma mi parla di voi dicendomi che per sconfiggere questo vizio ci vuole molta forza di volontà, ma mi dice ancora più sovente che voi l’avete aiutata tanto. Ho passato dei periodi molto brutti con mia mamma, ma oggi sono fiera di lei perché ho ritrovato la mia vecchia e cara mamma che l’alcol mi aveva portato via.
Un bacio a tutti!
A presto!
LAURA – C.A.T. 12 – RACCONIGI

Mamma, sono uscita con amici. Sono andata ad una festa e mi sono
Ricordata quello che mi avevi detto: di non bere alcolici.
Mi hai chiesto di non bere visto che dovevo guidare, così ho bevuto una Sprite.
Mi sono sentita orgogliosa di me stessa, anche per aver ascoltato il modo
in cui, dolcemente, mi hai suggerito di non bere se dovevo guidare,
al  contrario di quello che mi dicono alcuni amici.
Ho fatto una scelta sana e il tuo consiglio è stato giusto.
Quando la festa è finita, la gente ha iniziato a guidare
senza essere in condizioni di farlo.
Io ho preso la mia macchina con la certezza che ero sobria.
Non potevo immaginare, mamma, ciò che mi aspettava . . . qualcosa di inaspettato!
Ora sono qui sdraiata sull’asfalto e sento un poliziotto che dice:
“Il ragazzo che ha provocato l’incidente era ubriaco”.
Mamma, la sua voce sembra così lontana . . .
Il mio sangue è sparso dappertutto e sto cercando, con tutte
le mie forze, di non piangere.
Posso sentire i medici che dicono: “Questa ragazza non ce la farà”.
Sono certa che il ragazzo alla guida dell’altra macchina non se lo
immaginava neppure, mentre andava a tutta velocità.
Alla fine lui ha deciso di bere e io adesso devo morire . . .
Perché le persone fanno tutto questo, mamma?
Sapendo che distruggeranno delle vite?
Il dolore è come se mi pugnalasse con un centinaio di coltelli contemporaneamente.
Di a mia sorella di non spaventarsi, mamma, di a papà di essere forte.
Qualcuno doveva dire a quel ragazzo che non si deve bere e guidare . . .
Forse, se i suoi glielo avessero detto, io adesso sarei viva . . . la mia respirazione
Si fa sempre più debole e incomincio ad avere veramente paura . . .
Questi sono i miei ultimi momenti, e mi sento così disperata . . .
Mi piacerebbe poterti abbracciare mamma, mentre sono sdraiata, qui, morente.
Mi piacerebbe dirti che ti voglio bene. Per questo . . . Ti voglio bene . . . Addio.
Queste parole sono state scritte da un giornalista che era presente all’incidente.
La ragazza, mentre moriva, sussurrava queste parole ed il giornalista scriveva . . . shockato.
Questo giornalista ha iniziato una campagna contro la guida in stato di ebbrezza.
Se questo messaggio è arrivato fino a te e lo butti . . . potresti perdere l’opportunità, anche se non bevi, di far capire a molte persone che la tua stessa vita è in pericolo.
Questo piccolo gesto può fare la differenza.

Buon giorno a tutti,
Sono Manuel del Club 80 di Borgo San Dalmazzo, ho 34 anni e sono 3 anni che non bevo più alcol e che frequento il Club.
Ciò che mi ha dato l’incentivo per smettere di bere è stato il fatto di separarmi da mia moglie e dalla mia bimba che all’epoca aveva 1 anno; ero disperato, tramite il mio medico di famiglia sono venuto a conoscenza dell’Associazione dei Club degli Alcolisti in Trattamento, dopo il colloquio con un’operatrice del Ser.T. sono entrato a far parte del Club che mi ha dato subito lo stimolo per smettere di bere.
Adesso a distanza di 3 anni sono riuscito a recuperare un bellissimo rapporto con mia figlia Elisa e ne sono molto orgoglioso.
Nonostante tutto questo sentivo che non bastava, dovevo fare di più per la mia vita, e per gli altri, così ho deciso, venuto il momento, di diventare Presidente del mio Club e in un secondo tempo sono stato eletto Presidente dell’Associazione delle famiglie dell’A.C.A.T. di Borgo San Dalmazzo.
Ora cercherò di fare del mio meglio per svolgere questo compito importante e voglio ringraziare tutti quelli che mi hanno aiutato a raggiungere questo obbiettivo.
Un grazie speciale e un complimento sincero per l’A.C.A.T. di Savigliano che ha organizzato questo Interclub Regionale.
Complimenti e grazie a tutti .

MANUEL – C.A.T. 80 – BORGO SAN DALMAZZO
A 15 anni ho iniziato a lavorare ed entrare in un gruppo di “AMICI” dove il “BERE” era il pane quotidiano-che presto divenne anche il “MIO”.
Tante bevute, tante bravate fino al matrimonio con una brava ragazza- il mio stile di vita sarebbe dovuto cambiare, avrei dovuto “mettere la testa a posto”; ma nemmeno l’arrivo di due figli mi “ravvide”.
Trascorrono 17 anni di liti, incomprensioni, malcontenti, disagi famigliari per colpa del “MIO PROBLEMA” ALCOL.
Nel 1991 dopo un ennesimo tentativo (fallito) di smettere con il “bere”, mia moglie mi lascia solo portandosi via anche i miei figli.
E questa solitudine non so come e non so perché fa “scattare” nella mia testa una molla che mi ha convinto ad “ABBANDONARE” la bottiglia . . . per sempre . . .
Dal 19.01.1992 io non bevo più . . .
Sono passati 6.000 giorni “6.000 giorni” di lucidità ritrovata, di giorni vissuti libero dalla schiavitù di quello che avevo scambiato per un amico inseparabile.
Ora sto meglio e posso dirmi:
“CONTINUA COSI’”
Grazie a tutti.
MARIO – C.A.T. 241 – SAN MAURIZIO CANAVESE.

Buongiorno a tutti, mi chiamo Massimo e sono famiglia in trattamento al C.A.T. 47 delle Valli di Lanzo.
Ricordo la prima serata – e non solo quella – al Club.
Senz’altro imbarazzante e carica di disagio, di vergogna.
Che strane “sedute” mi dicevo; persone ben diverse da quelle “normali” che ruotano intorno alla mia sufficiente esistenza.
Ma dove sono finito mi chiedevo, sembriamo un gruppo di sfigati, di perdenti che si piangono addosso, che, a parte qualcuno, esternano con difficoltà, quando lo fanno, i propri guai a testa bassa, per colpa di un bicchiere o di una bottiglia di troppo, che ha comunque segnato, chi più chi meno, una parte della propria esistenza.
Facciamo sto sforzo per il bene della famiglia mi dicevo . . . resistiamo almeno un po’ e poi: grazie e arrivederci.
Con il tempo . . . è poi arrivato il rovescio della medaglia: grazie al CLUB, agli INTERCLUB, alle persone “speciali”, come le chiama qualcuno, trovate, frequentate, ascoltate non solo con le orecchie, alcune incontrate una sola volta e mai più riviste, ma non per questo dimenticate, molti sfigati sono diventati, o stanno diventando, dei fortunati; molti perdenti hanno vinto o stanno vincendo delle battaglie – alcuni non senza aver riportato ferite sul campo – Dal pesante passato, si è arrivati alla leggerezza del futuro, dalla disperazione alla serenità di una vita sobria, più semplice, più umile, più sensibile, ma senz’altro più coraggiosa, perché qualche volta ci vuole più coraggio ad avere dei dubbi, ad ascoltare la propria coscienza che a fare finta di niente e seguire l’onda della superficialità.
Andare al CLUB dà ad ognuno di noi la possibilità innanzitutto di esprimersi e poi l’opportunità di scegliere come comportarsi; ne sono una prova le difficoltà che possiamo incontrare settimanalmente, ma soprattutto nella nostra quotidianità.
Grazie al CLUB è cambiata buona parte della mia cultura personale e non solo sul bere; che dire del consumismo proposto/imposto in modo quasi ossessivo che è arrivato al punto di far costare meno il superfluo del necessario?
Molti equilibri, di per sé già precari, vengono poi compromessi anche da fenomeni di consumismo morale, dai sentimenti usa e getta, dalla ipocrisia.
I problemi reali spesso vengono presi in considerazione in un secondo piano, le priorità vengono accantonate creando in molti casi confusione, frustrazione . . .
 
Andiamo al CLUB . . . apriamo gli occhi . . . parliamone . . .
 
Chi va al CLUB per smettere di bere e poi se ne va . . . non ha capito niente del CLUB, il professor Hudolin ce lo ha ricordato e ce lo ricorda con mille scritti.
Certo, non possiamo cambiare il mondo noi, qui, oggi, ma se vogliamo almeno lasciarlo un po’ migliore di come l’abbiamo trovato: cambiamo noi.
Grazie a tutti.
MASSIMO – C.A.T. 47 – VALLI DI LANZO.

Il preambolo può essere:
“A proposito di comportamenti a forza di andare corriamo il rischio di essere tre o quattro, e, quello che mi fa riflettere è che” o 4 “siamo sempre di più noi.
L’illusione di non aver più bisogno di formazione e aggiornamento, e questo vale per tutti, famiglie e servitori insegnanti, fa si che ci sia confusione e che il concetto di libertà sia scambiato con il permesso di fare: “QUELLO CHE MI PARE”.
Adattamenti del metodo Hudolin, convinzione che quello che faccio io (a tutti i livelli) va bene e non ne voglio discutere. Sono sempre gli altri che si devono adattare (poiché se mi sento obbligato a fare qualcosa io non lo faccio) e perciò devono cambiare, e le parole responsabilità, siamo corresponsabili, vanno a farsi fottere o benedire a seconda degli stati d’animo.
Chi ricorda parole come Solidarietà Amicizia Amore Rispetto Spiritualità Metodo Hudolin viene vissuto come quello che non deve essere avvertito quando ci sono momenti di discussione,se no quello Lì ci sgrida . . .
Ma ciò che mi fa pensare è che non viviamo proiettati verso il futuro, ma agiamo per migliorare la qualità della nostra vita. Siamo bloccati nel passato, ricordiamo in continuazione come stavamo-stiamo male.
Mia mamma mi diceva sempre che ci mettiamo le mutande pulite, non perché così siamo puliti e freschi, ma perché se ci capita qualcosa, gli altri potrebbero vedere che siamo degli zozzoni – lei in torinese diceva “ad crin”.
Però . . . come sempre nel momento in cui mi pongo delle domande, so che non devo stare lì a lambiccarmi il cervello con inutili e spossanti quesiti poiché la risposta alla domanda, la soluzione del problema mi viene fornita da quello che quotidianamente faccio per mantenere in benessere la mia esistenza.
La cosa che faccio è: se faccio una cosa la faccio, perché mi piace farla ma sono consapevole che dovrò fare molte cose che non mi piacciono ma che è utile fare oppure bisogna farle perché ci compete e cerco di organizzarmi in modo di unire, il doveroso, l’utile e il dilettevole. Se il doveroso mi stressa e mi stanca, il dilettevole mi corrobora e l’utile mi conforta.
Al Club, o meglio nella vita, accadono sempre cose; che mi fanno adirare, che mi rinfrancano, che non capisco, che mi stupiscono, che mi preoccupano, che mi affascinano.
Quello che mi piace di più è condividere la mia vita con quella degli altri, non per trovare risposte o soluzioni, che ognuno è perfettamente in grado di trovare da se, ma proprio lo scambio di quel fluido vitale che sono le parole, con cui rendiamo riconoscibili le nostre emozioni.
Quello che non siamo capaci di fare, e infatti lo facciamo malissimo e di questo soffriamo enormemente, è stare da soli. Così quando soffriamo di più in assoluto, senza rendercene conto diciamo a chi ci sta vicino che lui, lei, loro non possono capire e ci rintaniamo sempre più nella solitudine dell’impossibile.
Invece la maniera più semplice per far passare questo è li a portata delle nostre labbra . . . la tecnica è il parlare, la ragione è la ricerca della fiducia, il sentimento sono le parole: amicizia amore solidarietà libertà. Pace e rispetto, ciò, se ci pensiamo bene non è altro che il desiderio di stare insieme, non domani, ma qui e ora, sempre!
 
Chi può fare?
Questa è la storia di Ognuno, Qualcuno, Chiunque e Nessuno.
C’era da fare un lavoro importante e a Ognuno fu chiesto di farlo.
Chiunque era sicuro che Qualcuno lo avrebbe fatto, ma Nessuno lo fece.
Qualcuno si arrabbiò a causa di ciò.
Ognuno aveva pensato che Chiunque avrebbe potuto farlo.
Nessuno si rese conto che Ognuno non l’avrebbe fatto.
Andò a finire che Ognuno biasimò Qualcuno quando Nessuno fece ciò che Chiunque avrebbe potuto fare.
 
Morale:
Se Ognuno facesse quel che deve fare.
Se Qualcuno desse una mano.
Se avesse fiducia in Chiunque.
Nessuno criticherebbe.
E il lavoro importante sarebbe fatto presto, bene e in serenità.
 
E a proposito di preamboli . . . il resto è:
Perché vado al Club?
Per la pazienza con cui mi ascoltate e la passione con cui mi sopportate
Gnun a dev lamentasse ‘d lon ch’ai capita a tuti
 
Motivazione teorico pratica:
§ 
Il movimento ecologico sociale perno del metodo Hudolin fornisce alla persona la possibilità di crescita e evoluzione personale, attraverso il confronto e la riflessione. Crea le occasioni per la ricerca di una migliore condizione di umanità. In questo ha una parte rilevante e importante, tanto da essere prioritaria, la formazione.
§ 
Essa tramite l’informazione, la conoscenza e la terminologia, ci permette di sviluppare una nuova ottica, un diverso modo di pensare. Consente di osservare che se il Club delle famiglie con problemi alcol correlati ha certamente a che fare con l’alcol, la sua definizione primaria di comunità multifamigliare ci convince che questa è un’occasione di crescita personale, e, il Club può essere sentito come un modo nuovo di stare insieme da esportare nella cultura generale presente nell’attuale società.
§ 
La formazione e l’aggiornamento continuo ci accompagnano nel cambiamento antropo-spirituale, che ognuno se vuole può cominciare a fare e in quel frangente il Club delle famiglie diventa la condizione perché ciò possa avvenire. Francesco Piani dice che non ci sono ricette per il cambiamento, però certamente per chi si vuole tenere aggiornato e informato, il Club fornisce gli strumenti giusti per creare noi la nostra ricetta personale.
§ 
Ad Assisi, per chi ha avuto la voglia di avere la fortuna di esserci, ci è stato lanciato un ulteriore segnale, quello etico di migliorare le relazioni tra le persone, il nostro lavoro, di studiare e sperimentare, di conoscere di più. Questo lo possiamo fare con le scuole alcologiche territoriali, con i corsi monotematici, con gli interclub e con i congressi e sicuramente, sempre, con il dialogo tra le persone che avviene nel Club, dove le famiglie si abbracciano, trovano le idee e le soluzioni per ricercare la voglia di stare meglio e di fare stare meglio gli altri.
 
Motivazione antropo-spirituale
 
§ 
Dove trovo una spalla per piangere, ma anche per sostenermi.
§ 
Dove posso prendere tanto e (se non ci riesco) non devo restituire niente a nessuno.
§ 
Dove ci sono regole, ma regolarmente le posso infrangere.
§ 
Dove non devo guarire perché non sono malato.
§ 
Dove non devo difendermi perché non sono colpevole.
§ 
Dove impari che puoi operare il cambiamento da: IO (il Club, l’approccio, le regole, eccetera) sono importante per te a TU sei importante per me.
§ 
Dove non devo salvare il mio passato estinto, poiché sto creando il futuro.
§ 
Dove tutti i miei oggi sono il nostro domani.
§ 
Dove vado perché sto bene e non perché stavo male.
§ 
Dove posso ricadere, perché cadere vuol dire imparare a rialzarsi.
§ 
Perché la mia sincerità è la forza delle persone.
§ 
Perché lì, ho cominciato a cercare la Pace nel mio cuore e non in quello degli altri.
§ 
Perché lì l’ho trovata.
§ 
Perché . . .
   Pierluigi

Buon InterClub a tutti.
Oggi sono venuto a passare una giornata con i miei cari amici, è stato un momento di riflessione e di condivisione per tutti i C.A.T..
Ci si incontra tra amici e si scambiano le idee.
E’ bello ritornare dopo tanto tempo e vedere quanto tempo è passato da quel giorno, oggi per noi è un momento molto importante perché una mia cara amica compie 2 anni di sobrietà, e noi vorremmo esserle vicini in questo momento così bello.
Il mio pensiero va a un mio caro amico che non c’è più, vorrei che venisse giù a passare con noi questa giornata, siamo sempre vicini a sua moglie.
Ora ti lascio.
Il tuo amico, Vittorio.
VITTORIO – C.A.T. FOSSANO.
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