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da la stampa

ACAT: "L'alcol etilico è una sostanza tossica"
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ARTICOLO DA “LA STAMPA” DI MARTEDI’ 2 NOVEMBRE 2010-11-03 – Andrea Malaguti
Fa più danni sociali l’alcol della droga
Rapporto shock su “Lancet”: costi collettivi e personali più alti rispetto a eroina e crack
Detestato dai laburisti, temuto dai conservatori perché troppo libero, il professor David Nutt, ex consigliere per la lotta alla droga del governo Brown, ha firmato una ricerca pubblicata su Lancet che stravolge la gerarchia dei pericoli derivanti dalle sostanze stupefacenti. E dunque la loro classificazione. Un minuto dopo si è scatenato l’inferno. Secondo lo psichiatra l’alcol avrebbe sulla società effetti più nocivi dell’eroina e del crack, al secondo e terzo posto nella sua speciale classifica.
Aiutato dai colleghi olandesi, Nutt ha preso in considerazione le 20 sostanze che creano dipendenza più diffuse in Gran Bretagna. Le ha collocate su una scala capace di calcolare i danni da 1 a 100 in funzione di nove effetti diretti su chi le assume e di sette che coinvolgono gli altri. Da una parte gli scompensi fisici, psichici e di relazione, dall’altra i costi sociali legati al crimine, alle spese ospedaliere, al costo delle prigioni o all’impatto ambientale.
“Alla luce di questi dati dobbiamo ripensare il nostro rapporto con la cura delle dipendenze”, ha chiarito Nutt, licenziato lo scorso anno dal ministro dell’Interno Alan Johnson per avere insistito affinché la marijuana restasse un farmaco di categoria C e l’ecstasy fosse declassata dalla categoria A sulla base di un giudizio di relativa pericolosità. Lo cacciarono. Si è preso la rivincita.
Il dibattito è arrivato in tv. “Non ci vorrà dire che una birretta è più dannosa di una riga di coca, vero professore?”. Lui, prima di replicare alla Bbc, ha sorriso beffardo. “Dipende da chi è il bevitore e chi il consumatore della cocaina”. Dunque la droga non è pericolosa?, ha ribattuto l’intervistatore confuso. “Ma che dice? Certo che lo è. Moltissimo”. Danni individuali e sociali non sono la stessa cosa.
Senza aspettare la benedizione di Lancet, per capire che Nutt non stava bluffando sarebbe stata sufficiente la relazione presentata in settembre dal “North West Public Health Observatory” del professor Mark Bellis. Non erano numeri, era la fotografia sgradevole di un Paese precipitato in un incubo fatto di notti a base di whisky, birra e monito.
Nel 2009 gli ospedali del Regno Unito hanno curato 606 mila pazienti intossicati dall’alcol, con un aumento di due terzi rispetto a cinque anni prima. Poco meno di un milione sono state le persone accolte dal servizio sanitario pubblico per problemi causati da comportamenti violenti o fuori controllo di ubriachi. Ina media di 825 ricoveri al giorno. “Il dato più preoccupante è il ricasco sulle morti stradali: 15 mila e 500”, scriveva Bellis. Più di mille al mese. Una carneficina. Alimentata dal boom di locali autorizzati a vendere alcolici e superalcolici 24 ore al giorno. Pub, night, supermercati e club capaci di imperdibili offerte civetta: “Tutto quello che riesci a bere per sole cinque sterline”. Ami irresistibili anche per ragazzini tra i dieci e i quattordici anni, i cui ricoveri ospedalieri sono triplicati. Naturalmente vendere loro vino o birra è rigorosamente vietato.
Ieri mattina, sulla Northern Line, un treno è rimasto bloccato sotto una galleria per più di un’ora e mezza. Al buio. I trecento passeggeri sono stati fatti uscire dai tecnici della metropolitana che li hanno guidati con le torce elettriche. Erano terrorizzati. A provocare il guasto era stato un signore che aveva lanciato sui binari un cappello da strega riempito con del metallo. Cortocircuito e incubo. Quando la polizia l’ha rintracciato, l’uomo era piegato in due su una panchina col vestito nero della notte di Halloween. Era uno straccio maleodorante. Ha detto solo: “Scusate, sono ubriaco”.


“Dal cervello al cuore una bomba globale”
C’è chi con l’alcol gioca a braccio di ferro ogni giorno per liberare uomini e donne, giovani e anziani dalla dipendenza. Sono psichiatri e terapeuti che nonostante l’esperienza restano impietriti davanti alla tipica reazione di chi non riesce a fare a meno di due bicchieri di vino a cena, un boccale di birra a pranzo o non si diverte in discoteca senza un cocktail in mano: “Quando viene diagnosticato un problema di alcolismo – spiega Riccardo Gatti, direttore scientifico dell’Osservatorio sulle dipendenze della regione Lombardia che di casi simili ne ha seguiti migliaia – le persone sembrano quasi offendersi, incominciano a negare, sono certi che il loro malessere non stia lì, ma nell’ansia, nel momento critico di vita che stanno attraversando. La società non immagina quanto questa droga sia diffusa e micidiale”.
Per l’effetto dell’etanolo sui neuroni, per le conseguenze sul fegato?
“Di più. Ciò che l’alcol danneggia, se il consumo è eccessivo e prolungato, non sono singoli organi ma interi apparati: quello digerente, cardiovascolare, riproduttivo, il sistema nervoso e immunitario”.
Davvero l’alcol è tanto pericoloso per la salute?
“Causa gengiviti, coliti, gastriti per l’effetto irritante sulle mucose, tumore pancreatico. Poi aritmie cardiache perché l’alcol agisce sulle conduzioni elettriche del cuore e anemie perché inibisce l’assorbimento di vitamine fondamentali. E ancora disturbi di attenzione, demenza. Calo della libido. Bastano come disturbi?”.
Cosa intende per consumo eccessivo e prolungato?
“Dipende dall’età e dal sesso. Se un uomo attorno ai 70 chili beve, ogni giorno, due calici di vino o un boccale di birra medio o un bicchierino e mezzo di superalcolico, già mette a repentaglio le sue condizioni psicofisiche. Ancor peggio per una donna o un adolescente”.
Ci spiega gli effetti dell’alcol partendo proprio dai classici due bicchieri di vino?
“L’etanolo inibisce le aree del cervello che controllano l’istintività. Con queste dosi si diventa loquaci, cordiali, ci si sente più sciolti. Se si va oltre, l’alterazione sui freni inibitori è sempre più massiccia e la conseguenza è non riuscire più a mantenere il dominio di sé: si può scoppiare in lacrime o diventare aggressivi e violenti”.
La situazione diventa estrema quando?
“Quando i sensi sono alterati, non si articolano le parole, non si sta in piedi, si vede doppio. Il rischio è il coma etilico”.
C’è un modo per capire se si è sulla strada dell’alcolismo?
“Ai pazienti facciamo quattro domande: < Ha mai sentito la necessità di ridurre gli alcolici? E’ mai stato infastidito da critiche sul suo modo di bere? Ha mai provato disagio o senso di colpa per il suo modo di bere? Ha mai bevuto alcolici appena alzato? >. Una risposta affermativa dà il sospetto di esserlo, due indica un’alta probabilità, tre la certezza”.

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